Articolo divulgativo a cura di Implantologia Network – Nicola Lettera. Informazione e tutela del paziente.
Quando si parla di impianti dentali
Il nome “All-on-4” viene sbandierato come fosse la soluzione miracolosa. Basta un volantino, una pubblicità in tv o il classico annuncio sul giornale locale: “Rimetti i denti fissi in un giorno con soli 4 impianti”. Peccato che ciò che non ti dicono è il seguito della storia. Perché dopo 4 o 5 anni, la percentuale di fallimenti di questa tecnica è drammaticamente alta. E non è un caso.
Il problema dei 4 impianti
Quattro impianti devono reggere l’intera arcata. Sembra già poco sulla carta, ma nella realtà clinica lo è ancora di più. I due impianti anteriori lavorano in trazione, quelli posteriori in compressione. Il risultato? Un sovraccarico biomedico che l’osso alveolare non è strutturalmente progettato per sopportare.
- L’osso alveolare è stato concepito per reggere denti singoli, ciascuno con il suo legamento parodontale.
- Con l’All-on-4, tutto il carico masticatorio grava su soli 4 punti di ancoraggio.
- Il molare mancante non viene sostituito la protesi si ferma al primo molare.
Il paziente non lo sa, ma sta masticando con 10 o al massimo 12 denti, non con 14 denti completi.
La perimplantite silenziosa
Il nemico invisibile dell’All-on-4 si chiama perimplantite. È un’infiammazione cronica che attacca il tessuto intorno all’impianto, portando a un riassorbimento osseo progressivo. Con soli 4 punti di appoggio, anche la perdita di un solo impianto compromette l’intera struttura.
La verità statistica
Implantologia Network, in 23 anni di attività, ha visto arrivare centinaia di pazienti con fallimenti All-on-4 alle spalle. Il copione è sempre lo stesso: “Mi hanno detto che sarebbe durata per sempre, invece dopo 5 anni si è rotta tutto”. Il problema non è la bravura del dentista, ma il limite intrinseco della tecnica.
La soluzione: la distribuzione del carico su più punti
La natura non fa salti. Così come i denti naturali sono distribuiti lungo tutta l’arcata, allo stesso modo gli impianti dovrebbero essere posizionati in modo da ripartire il carico masticatorio. Il protocollo di Nicola Lettera prevede un numero variabile di impianti (da 6 a 12) in base all’anatomia del paziente, sfruttando l’osso basale corticale di tipo D1.
- Più punti di ancoraggio = meno stress per ogni singolo impianto.
- Carico distribuito su tutto l’asse perimetrale del mascellare.
- Molari posteriori veri e funzionanti = masticazione completa.
Non lasciare che 4 impianti decidano per te. Pretendi una soluzione che guardi al futuro.
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